L'AGRICOLTURA BIOTECNOLOGICA

 

La manipolazione genetica delle colture apre nuovi orizzonti alimentando paure e speranze

        Dall’inizio del secolo per il miglioramento genetico delle colture, si è intervenuti sull’incrocio tra piante sessualmente compatibili e sulla selezione dei mutanti. Dal 1985 i progressi della scienza hanno permesso
 di realizzare l’integrazione nel genoma della pianta di geni donati da altri organismi viventi come: piante non sessualmente compatibili, batteri, animali, funghi o virus. Ad esempio il riso Carnaroli è attaccato da un parassita, il Fungino. In natura esistono geni con proprietà antifungine, trasferendo nel riso uno o più di questi geni lo si rende resistente ai parassiti. Sono per ora pochi i geni integrati nelle piante coltivate. Essi conferiscono alle piante resistenza contro insetti, virus, diserbanti e mantengono i frutti al giusto grado di maturazione. Nessuna tecnologia, però, è esente da rischi; accettiamo un’ innovazione quando i danni sono inferiori ai benefici. L’agricoltura biotecnologica non avvelena e non inquina l’ambiente, ma può trasmetterci veleni, tossine fungine, scatenare allergie con fitofarmaci e fitoregolatori. I rischi attribuiti alle piante    geneticamente modificate sono comuni a quelle coltivate, ma quelle transgeniche hanno un potenziale fattore di rischio in più: il gene esogeno.

Molte piante, in natura, sono sessualmente compatibili con piante trasgeniche e vi è, quindi, la possibilità che il loro polline possa fecondarle, trasferendovi il gene esogeno. Ciò sarebbe deleterio nel caso di geni terminator, che causano sterilità o di geni resistenti agli erbicidi. Perché in natura non compaiono o sopravvivano piante transgeniche indesiderate o in campi coltivati, il polline deve essere in grado di spostarsi a opportuna distanza. Nel raggio di distribuzione del polline, ci deve essere una pianta sessualmente compatibile che acquisisca con il gene un vantaggio selettivo rispetto alla popolazione esistente. Per evitare la diffusione del gene esogeno attraverso il polline lo si può integrare nel DNA del cloroplasto e non in quello nucleare e si possono utilizzare piante rese maschio-sterili. E’ necessario, comunque, che le piante modificate siano distanti da piante sessualmente compatibili con la pianta geneticamente modificata.

 

LE NUOVE ALLERGIE

 Cibi modificati o alterati?

 

In tutto il mondo il 3% dei bambini e il 20% degli adulti soffre di allergie scatenate da proteine contenute nel cibo: soia, latte, vaccino, uova, farina, riso, noci, arachidi, pesci e crostacei. L’unica cura efficace è evitare il cibo. Anche in questo caso l’agricoltura biotecnologica ha dimostrato che in base a come la si usa può aiutare o danneggiare. Una varietà di sola in cui era stato integrato un gene di noce brasiliana, codificata per l’albumina 2 S. La sola risultava migliorata dal punto di vista nutrizionale, ma aveva acquisito le proprietà allergeniche dell’albumina. Dunque chi fosse stato allergico all’uovo non avrebbe potuto mangiare la noce. In base alle analisi è stato negato il permesso di coltivazione. Al contrario le piante geneticamente modificate possono addirittura essere progettate per ridurre il potenziale allergenico degli alimenti. Scoperto il gene responsabile dell’attività allergenica di una pianta, lo si costruisce con la sequenza di base invertita e lo si integra nel genoma della pianta. Il gene antisenso annulla l’attività del gene senso. Con questo approccio è già stato prodotto riso non allergenico.